Il pianeta vivente – David Attenborough

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I recenti studi di ecologia, ancora ben lontani dall’aver individuato tutti i legami che uniscono gli innumerevoli organismi che popolano i vari ambienti del nostro pianeta, hanno tuttavia permesso di far luce su molti aspetti sino a poco tempo fa sconosciuti della vita animale e vegetale. Ora sappiamo, ad esempio, che alcune piante si scambiano messaggi olfattivi per segnalare la presenza di un pericolo, come potrebbe essere l’invasione di una moltitudine di bruchi, e che queste piante si difendono secernendo sostanze che i bruchi trovano sgradevoli; sappiamo anche che negli abissi marini vi sono pesci che attirano le prede con un’esca luminosa posta al termine di un filamento usato proprio come una canna da pesca. Una cosa è certa: ogni organismo può vivere e sopravvivere solo in funzione di tutti gli altri organismi che popolano lo stesso ambiente, con i quali ha rapporti inscindibili, a volte anche di assistenza reciproca.
Vengono descritti i vari ambienti del nostro pianeta: dal mondo dei ghiacci ai deserti ardenti, dal cielo agli abissi marini, dalle foreste tropicali alle pianure erbose, evidenziando come in ogni caso gli organismi viventi siano straordinariamente adattabili.  Fra questi animali c’è anche l’uomo: gli eschimesi sono piccoli e tozzi, la conformazione che meglio conserva il calore, mentre gli indios amazzonici hanno il corpo privo di pelosità ed arti lunghi e sottili per facilitare la perdita di calore; le popolazioni esposte ad intense radiazioni solari hanno una pigmentazione scura della pelle per proteggersi dall’eccesso di radiazioni solari, invece quelle che vivono in zone più nuvolose e fredde hanno una pigmentazione chiarissima per non ostacolare la produzione di vitamine.  L’uomo però ha  manifestato anche un nuovo talento; trovandosi in ambienti difficili, non si limita ad attendere il succedersi delle generazioni per mutare la propria anatomia, bensì si adopera per trasformare l’ambiente in cui vive coinvolgendo anche piante e animali.
L’uomo, grazie alla propria cultura che si cumula nelle generazioni, ha spinto questa sua capacità fino ad abitare, a diverse centinaia di metri da terra, in strutture d’acciaio ricoperte da vetro e alluminio, respirando aria depurata, opportunamente umidificata e alla temperatura più confortevole fornita da pompe controllate da computer.
L’ambiente artificiale che abbiamo creato per risolvere dei problemi ne ha però creati altri; solo con ragionati interventi a livello culturale che tengano conto della nostra natura potremo risolverli.

La biblioteca del villaggio

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