Il denaro fa la felicita? – Leonardo Becchetti

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Ogni giorno il mondo in cui viviamo ci pone di fronte a nuovi interrogativi. La vita economica e l’innovazione tecnologica, le trasformazioni sociali e le loro conseguenze sulle persone, ci obbligano a fare i conti con problemi inediti, spesso inquietanti, nonché a rivedere categorie e abitudini mentali radicate da tempo. 
Come mai in Giappone si registra una media di trentamila suicidi all’anno, per lo più di giovani benestanti? Per quale motivo, nei Paesi più industrializzati, al crescere del livello del reddito aumenta anche in maniera significativa il consumo di antidepressivi? Per rispondere a queste domande occorre ricordare che ad un aumento del reddito pro capite possono corrispondere fenomeni di deterioramento ambientale, di riduzione della qualità dei servizi pubblici, di peggioramento della vita di relazione; bisogna dunque riflettere sul fatto che la sola misurazione del reddito non è in grado di cogliere tutti gli aspetti che contribuiscono alla felicità sia individuale che collettiva; tali aspetti, evidentemente, non sono solo di tipo materiale bensì anche di natura psicologica. Ecco ancora una volta la necessità di focalizzare bene il problema, mediante un approccio di tipo multidisciplinare, affinché si possa giungere a soluzioni efficaci. Solo mettendo insieme ed integrando le diverse prospettive derivanti dalle diverse discipline si potrà giungere ad una nuova scienza sociale capace di dare indicazioni affidabili per lo sviluppo di una maggiore qualità di vita. Grazie, per esempio, all’approfondimento di dimensioni psicologiche (reciproco inseguimento fra realizzazioni e aspettative) e sociologiche (confronto con il gruppo di riferimento), è possibile cogliere sfumature importanti che consentono di inquadrare il fenomeno della felicità in una prospettiva più ampia che supera gli aspetti materiali; si può così verificare che l’aumento del reddito personale e  di quello nazionale hanno un effetto importante sulla felicità, che però può essere vanificato se non si controllao e gestiscono gli effetti collaterali negativi che tale aumento comporta a livello psicologico e relazionale. La politica economica si dovrebbe dunque preoccupare di trasformare la creazione di valore economico da fine ultimo ad importante mezzo per il conseguimento della soddisfazione dei cittadini: dovrebbe cioè perseguire una felicità diffusa ed economicamente sostenibile. Comunque si ricordi che se il denaro non fa la felicità, figuriamoci la miseria!

La biblioteca del villaggio

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