1.a.1 – Cosa si intende per specie?

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26 Febbraio 2009 — Tag:, — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

leone

          

Cosa si intende per specie?

Il termine specie è sinonimo di varietà, di genere, di tipo, ma in biologia ha assunto un significato tecnico preciso e di fondamentale importanza, tanto da divenire uno dei concetti base della biologia moderna.
Gli uomini vedono vivere attorno a loro tante varietà di animali e possono osservare che tali animali generano figli del loro stesso tipo unendosi con i propri simili; i cavalli generano altri cavalli, i cani altri cani, ecc., proprio come gli uomini generano altri uomini.
Le piante, gli animali e gli uomini che muoiono vengono dunque rimpiazzati dai nuovi nati, generazione dopo generazione, in un ciclo senza fine che, come il ciclo delle stagioni, si ripete sempre uguale a sé stesso, formando un quadro estremamente stabile.
Ogni forma di vita appare pertanto come una manifestazione delle tante e immutabili leggi della natura, le quali formano un contesto armonioso e rassicurante; sopportiamo con pazienza ogni inverno sapendo che poi immancabilmente arriverà la primavera, così come dopo la notte spunterà un nuovo giorno, dopo un temporale tornerà il sereno, ecc.; la ripetitività degli eventi infonde dunque sicurezza nella misura in cui consente di prevedere che i disagi prima o poi certamente finiranno e le cose buone torneranno.
Allo stesso modo si può osservare che unioni miste (fra generi diversi) non avvengono o comunque non generano figli; tuttavia, considerando per esempio le varietà domestiche, talvolta questo accade: se osserviamo le numerose razze di cani, potremo infatti notare come queste abbiano la possibilità di incrociarsi; due gruppi di cani di razza diversa, posti nello stesso recinto, formano coppie miste che generano cuccioli con caratteristiche fisiche miste. Una volta cresciuti, tali cuccioli formeranno anch’essi delle coppie, si uniranno sia fra loro, sia con i gruppi di partenza e dopo varie generazioni i caratteri peculiari di una razza saranno presenti anche nei discendenti dell’altra e viceversa, non vi saranno più due gruppi distinguibili per il loro aspetto, ma un unico gruppo nato dalla fusione dei primi due; allevando insieme piccioni e galline invece questo non avviene. Lo stesso fenomeno accadrebbe anche in una foresta o in un altro ambiente naturale in presenza di varietà diverse con possibilità di incroci nella riproduzione.
Chiamando razze le varietà con possibilità di fusione e specie le altre, possiamo dunque affermare che nello stesso ambiente non possono coesistere a lungo due o più razze diverse, perché le stesse tendono a combinarsi dando origine ad un genere unico. In un singolo ambiente naturale troviamo pertanto solo specie diverse, le quali si distinguono dalle razze per la loro incapacità di fondersi, a prescindere dall’aspetto delle caratteristiche fisiche; questa è una regola generale valida per definizione per tutte le specie di animali che vediamo attorno a noi; esse sono separate da un punto di vista riproduttivo, sono mantenute distinte dalla natura e quindi non è solo una questione di aspetto esteriore o una semplice convenzione umana.
La stabile ripetitività delle specie, sia animali che vegetali, è resa possibile dall’isolamento riproduttivo, per questo motivo la biologia basa il concetto di specie proprio sulla capacità riproduttiva.
Denominando pertanto come cavallo un dato animale di riferimento, risulteranno cavalli tutti gli animali in grado di accoppiarsi con esso (o come esso se dello stesso sesso) per generare altri cavalli a loro volta in grado di ripetere il ciclo riproduttivo. Rimangono esclusi tutti gli altri animali, compresi gli asini che con i cavalli generano solo prole sterile.
Mantenendo l’esempio delle numerose razze di cani, spesso se ne trovano alcune con enormi differenze fisiche, ma per continuare ad esistere in modo distinto devono essere tenute separate, altrimenti si fonderebbero. L’esistenza in natura di razze diverse della stessa specie è pertanto dovuta al fatto che tali razze vivono in regioni distinte, separate da una lunga distanza, da una catena montuosa oppure dal mare, così come le razze domestiche sono tenute separate in diversi allevamenti o da un semplice recinto.
Dato che al concetto di specie è legato quello di stabilità, di immutabilità nel susseguirsi delle generazioni, si può comprendere la difficoltà, anche in assenza di dogmi religiosi, ad accettare l’idea che le varie forme di vita possano mutare nel tempo.

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10 Commenti per “1.a.1 – Cosa si intende per specie?”

  1. Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

    Leggendo la domanda che forma il titolo, mi sembrava un quesito banale, ma ho provato a dare una risposta e mi sono accorta che non ero in grado, che non riuscivo
    a trovare niente di più delle differenze fisiche, mi sfuggiva completamente l’aspetto riproduttivo.

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  2. Gismondo il Malagrotta ha detto:

    La teoria dell’evoluzione delle specie è stata confermata dai recentissimi studi sulla genetica, ma non è ancora universalmente accettata. Molte persone nel 2009 ancora neanche la conoscono o la conoscono solo sommariamente e per una vasta diffusione non servono paroloni tecnici o citazioni ogni due righe. Spero che il prosieguo di questo libro continui con questo linguaggio semplice, conciso ed efficace.

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    • Carlotta da Camerino ha detto:

      Bisogna aggiungere che pochi anni fa è stata presentata al Parlamento italiano una proposta di legge per togliere la teoria dell’evoluzione di Darwin dai programmi scolastici e non so se sia stata accolta. Comunque è vergognoso che si proponga di censurare Darwin.

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  3. Alafrida dal Lago ha detto:

    Il fatto che viviamo troppo poco per assistere all’evoluzione di una specie non significa che dobbiamo negare il fenomeno. Per me chi si ostina ad avversare la teoria dell’evoluzione è condizionato e come dai dogmi religiosi.

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  4. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    Ho apprezzato la visione della natura come una sorta di grande allevatore. 🙂

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  5. Morias Enkomion ha detto:

    Vorrei sottolineare che la Teoria dell’evoluzione e’ una teoria. Ogni teoria e’ una rappresentazione della realta’, non la realta’. Questo e’ un concetto fondamentale, da non dimenticare mai, altrimenti si trattano le teorie come dei dogmi immutabili ed eterni, mentre cosi’ non sono. Una teoria rappresenta la limitatezza umana, la nostra incapacita’ di vedere la realta’ come essa e’; ci avviciniamo ad essa, la realta’ con le nostre limitate capacita’ sensoriali e razionali, i cui frutti sono le teorie.
    Un esempio tipico di teoria che pur funzionando bene si sa bene che non rappresenta la realta’ e’ la Teoria della relativita’. Grazie ad essa abbiamo capito l’universo – cosi’ credevamo – e mandato sonde nello spazio e l’uomo sulla Luna, ma non dimentichiamo che il moto dei pianeti era gia’ stato calcolato grazie a Keplero e a Newton. Ogni teoria, quindi, raffina la teoria precedente. E la Teoria delle stringhe sembra raffinare quella della relativita’, che ha il problema di non considerare gli effetti quantistici… siamo quindi in attesa di una Teoria del tutto che pero’ non tutti gli scienziati si aspettano, perche’ non sappiamo quale sia il limite dell’approssimazione della nostra conoscienza alla realta’. In realta’ non sappiamo nemmeno cosa sia la realta’… ma di questo ne parlo dopo.
    Adesso, ritornando alla Teoria dell’evoluzione, si tratta qundi di una spiegazione della realta’ che osserviamo, ma non spiega come nasce la vita ne’ da dove. In effetti sembra che la Teoria – ancora, una teoria – piu’ accettata sia adesso quella della panspermia, cioe’ della vita nataal di fuori della Terra e arrivata da noi possibilmente sotto forma di composti prebiotici nelle comete o addirittura come batteri estremofili, quindi gia’ vita.
    A questo punto e’ davvero cosi’ difficile credere che la vita sia, non dico creata dal Dio della Bibbia, ma un esperimento scientifico di una civilta’ aliena?
    Cio’ non toglie che l’evoluzione sia un dato di fatto, ma non esattamente nei termini previsti dalla Teoria dell’evoluzione per come e’ presentata. In realta’ si sa che l’evoluzione non procede in modo omogeneo ma talvolta a scatti. E questo e’ uno dei limiti della Teoria dell’evoluzione, che ha come variabile fondamentale il tempo. Desidero anche specificare che il termine evoluzione non presenta alcun significato morale: non significa miglioramento di alcun tipo, semplicemente adattamento all’ambiente.

    Ritorno alla realta’… cos’e’? Magari l’argomento e’ affrontato in seguito, quindi al momento mi soffermo qui…

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    • Lucrezia dal Drago Alato ha detto:

      Benvenuto nel Villaggio di Ofelon, vedrai che andando avanti troverai delle rassicuranti conferme e delle piacevoli sorprese. A presto 🙂

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  6. Libero da Pavia ha detto:

    Bhè la teoria che ha accennato Morias Enkomion sinceramente non l’avevo mai calcolata..ahah! E’ probabile comunque, forse è stato così. Nessuna teoria è da escludere. Podarsi che miliardi di anni fa un popolo antico extraterrestre abbia scelto questo pianeta per depositare i nostri antenati e farli accoppiare. Forse siamo solo un loro esperimento. Forse è per questo che ogni tanto vengono visti da qualcuno: loro ci osservano per vedere il nostro evolverci e il nostro comportamento. Forse, se non dimostreremo più amore e coerenza verso questo mondo, torneranno e ci cancelleranno proprio come ci hanno creato. Tutto è possibile, poichè è una teoria. E non realtà. Sinceramente credo più in questa teoria che nella teoria della Bibbia! Se fosse così, data la malvagità dell’uomo, dovrei osar dire che anche Dio è malvagio visto che creò l’uomo a sua immagine e somiglianza?? E se fossero gli extraterrestri il nostro Dio??

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  7. Fenice da Biella ha detto:

    Uhm… Teoria azzardata ma sinceramente se ne leggono tante, si dice che noi siamo l’esperimento degli extraterrestri e nemmeno il primo! I nostri avi sono stati sterminati perchè difettosi… Bhè così come dice ser Libero tutto può essere il contrario di tutto.

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