1.c.12 – Il patrimonio culturale è un’integrazione di quello genetico?

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31 Marzo 2009 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

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Il patrimonio culturale è un’integrazione di quello genetico?

In natura si possono osservare tre tipi di comportamenti:
a) comportamenti innati, come il pianto dei neonati o il loro attaccamento al seno materno;
b) comportamenti scoperti, ovvero tutto ciò che si apprende per esperienza diretta, come la capacità di mantenere l’equilibrio;
c) comportamenti culturali, che vengono appresi da altri, sia per imitazione, sia per insegnamento.
Un comportamento scoperto per esperienza diretta può essere trasmesso ad altri culturalmente. La cultura, basata pertanto sull’esperienza altrui, permette all’apprendimento di superare i limiti dell’esperienza personale.
La trasmissione per via culturale delle conoscenze utili alla sopravvivenza è una strategia molto usata dai mammiferi, i quali passano molto tempo ad accudire la prole e ad insegnarle quanto necessario.
A questo punto è importante notare come il patrimonio culturale presenti molte affinità con il patrimonio genetico:
• da esso dipende la sopravvivenza
• è ereditabile
• subisce mutazioni
• è soggetto alla selezione naturale
• contribuisce all’adattamento ambientale grazie a comportamenti adeguati
• si evolve nel tempo.
Il patrimonio culturale, visto il suo contributo alla sopravvivenza, può essere allora ragionevolmente considerato come una integrazione di quello genetico.
È bene però ricordare che fra tali patrimoni vi sono anche alcune notevoli differenze:
• la cultura non è innata; necessita di un periodo di apprendimento; in caso di morte prematura dei genitori può anche andare persa; tuttavia gli animali sociali possono apprendere anche dagli altri membri del branco, compensando così la perdita dei genitori
• una nuova scoperta può essere trasmessa a tutta la comunità e non solo alla propria prole
• un singolo individuo non può modificare il proprio patrimonio genetico, ma può cambiare il proprio patrimonio culturale e può farlo più volte, dando luogo ad una forma di evoluzione individuale
Queste caratteristiche consentono all’evoluzione culturale una velocità di adattamento impensabile per quella genetica; una mutazione può infatti diffondersi a tutto il branco nell’arco di una sola generazione.
L’uomo, grazie alla parola e al cervello in grado di usarla, è in grado di trasmettere esperienze e conoscenze in modo estremamente dettagliato ed efficace. Il grande numero di abitanti nelle comunità umane consente inoltre all’uomo di gestire un patrimonio culturale enorme e ciò ancora grazie al fenomeno della specializzazione, che nelle società umane si presenta non sotto forma fisica, ma culturale: una formica guerriera è fisicamente diversa da una operaia e le si distingue facilmente anche ad occhio nudo, invece non c’è modo di distinguere un avvocato da un medico fino a che non li vediamo all’opera.
Abbiamo già appurato che il successo evolutivo dell’uomo si fonda sulla sua abilità nell’usare ogni sorta di strumento che lui stesso costruisce, ovvero sulla tecnologia, nonché su una società molto numerosa e specializzata; questi pilastri però poggiano a loro volta sulla piattaforma della cultura, che risulta allora essere la base primaria del successo evolutivo dell’uomo.

Sulla cresta dell'onda

httpv://www.youtube.com/watch?v=wwfjLwaUZBQ&feature=share

 

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8 Commenti per “1.c.12 – Il patrimonio culturale è un’integrazione di quello genetico?”

  1. Angelica dal Vessillo Dorato ha detto:

    Le “pillole” continuano ad essere molto curate, sia nei testi che nelle immagini e risultano molto suggestive. 🙂

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  2. Paracelso dalla Trinacria ha detto:

    D’altronde, ogni “regime”, democratico o dittatoriale che sia, cerca di imporre i proprio valori alla comunità. E’ bene però che il processo si svolga al contrario, ovvero che l’uomo si renda costruttore di una cultura condivisa, libera e democratica.

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    • Alafrida dal Lago ha detto:

      D’accordo sull’ultima parte, ma se si realizza una vera democrazia non ci possono essere regimi né imposizioni proprio perché i valori sarebbero liberamente condivisi.

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  3. Morias Enkomion ha detto:

    Perche’ successo evolutivo del’uomo? Rispetto a cosa?

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    • Il Cavaliere Errante ha detto:

      Bentrovato Morias! Credo che per successo evolutivo qui si intenda come in precedenza l’aver colonizzato tanti ambienti diversi, secondo la definizione data nel paragrafo 1.c.8. Tale termine è stato usato anche nei confronti di altre specie e quindi non credo sia necessariamente una manifestazione di antropocentrismo. In effetti questo tipo di successo lo abbiamo ottenuto anche se non so quanto durerà….

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      • Morias Enkomion ha detto:

        Ciao Cavaliere, ahime’ credo sia impossibile liberarci dalle ruggini dell’antropocentrismo! Secoli di tale mentalita’ non possono sparire dall’oggi al domani, nemmeno in menti in parte illuminate.

        Ti pongo due domande: l’uomo potrebbe vivere senza i batteri? I batteri potrebbero vivere senza l’uomo? Chi dipende da chi? Esistiamo, e questo e’ un fatto. Siamo presenti da alcuni milioni di anni, e questo e’ un altro fatto. Ma parlare di successo mi sembra eccessivo. Il fatto di non esserci ancora estinti non si puo’ considerare un successo. Siamo un accadimento evolutivo.
        Se saremo un successo lo capiremo tra mezzo miliardo di anni: spero di trovarti qua… 😉

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  4. Cherubino Migne dell'Alleanza ha detto:

    Il successo evolutivo dell’uomo sarà completo solo quando nessuno verrà lasciato indietro, e i progressi scientifici saranno tali da poter cambiare la struttura molecolare dell’uomo stesso, in termini popolari quando l’uomo avra’ adattato se stesso alla lunga permanenza nel cosmo.

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  5. Deepsky88 ha detto:

    Successo rispetto a cosa?

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