Il valore di mercato

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29 dicembre 2013 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

law and order

        

Il valore di mercato

Sappiamo che la stima del valore è un giudizio molto personale, basato sulle proprie necessità ed aspettative. In molti mercati venditori e compratori contrattano, ovvero cercano un accordo su quanto si debba pagare il prodotto. In questo caso la competizione è evidente mentre ognuno cerca di tirare il prezzo dalla sua parte, ovvero cercare quello più conveniente per sé senza arrivare al punto indurre l’altro a rinunciare allo scambio. Da notare che, in questo caso, il prezzo viene stabilito in base alla forza contrattuale, favorendo magari il più tenace o il più testardo, non compare alcun criterio di giustizia o di equità. Solo nel caso di due avversari di pari livello il prezzo si fisserebbe al centro fra i due estremi ripartendo in modo equo il vantaggio dello scambio. Se il commercio ha una sua natura profondamente collaborativa, la contrattazione di cui sopra è estremamente competitiva. Quando per la stessa merce vi sono diversi venditori e diversi compratori sorgono anche altri punti di riferimento: ad esempio chi compra non rinuncerà allo scambio quando il suo ipotetico guadagno sarà prossimo allo zero bensì quando riterrà abbastanza facile trovare un prezzo migliore presso un altro venditore. Allo stesso modo il venditore rinuncerà allo scambio quando riterrà facile trovare un altro cliente disposto a pagare di più. I prezzi alla fine tenderanno ad oscillare attorno ad un valore medio che riesce ad accontentare la maggioranza dei partecipanti a questa competizione. Tale valore medio è detto valore di mercato e nel nostro caso corrisponde al prezzo massimo con cui si riesce a vendere la maggior parte della propria merce. Da notare che questo prezzo non è stato stabilito da un singolo individuo ma dalla collaborazione del tutto involontaria di tutti, sia venditori che compratori. La capacità del singolo di strappare il miglior prezzo perde di importanza. Ecco perché si dice che il prezzo lo stabilisce “il mercato”, che assume quindi anche il significato di insieme di persone che partecipa agli scambi. Quanto detto vale nei mercati dove si contratta ad ogni vendita con numerosi venditori e compratori in libera concorrenza fra loro, negli altri casi il valore di mercato, sempre inteso come prezzo medio, sarà stabilito con meccanismi diversi.
Il valore di mercato di cui sopra, come abbiamo visto, è un valore stabilito collettivamente, ed è da tutti accettato, questo comporta che il singolo individuo tenda a considerarlo giusto perché lo dice la comunità, considerandolo quindi una sorta di valore oggettivo. In altre parole quel vestito, quella penna o quel computer hanno quel valore perché lo dice “il mercato” e quindi vale la pena comprarlo a quel prezzo dimenticandosi che il loro vantaggio invece si basa sul valore personale che deriva dalle proprie esigenze. Quindi facciamo attenzione: un buon prezzo non è quello “basso” rispetto a quello di mercato ma quello basso rispetto al nostro valore personale che attribuiamo a quel bene, valore che va da noi stabilito di volta in volta ponderando la sua utilità per noi. In caso contrario è facile fare acquisti sconvenienti.

Sulla cresta dell'onda


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