Collaborazione e competizione

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29 dicembre 2013 — Riccardo Sabellotti - Giacinto Sabellotti

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Collaborazione e competizione

Condividere, donare e barattare sono comportamenti che risultano vantaggiosi per tutti; inoltre favoriscono i buoni rapporti sociali e la collaborazione in quanto ciascuno diventa fonte di guadagno per gli altri. Tuttavia che cosa succede quando le risorse sono insufficienti a soddisfare le esigenze di tutti? La condivisione lascia scontenti tutti: c’è assai poco da donare e non si può barattare ciò che non si ha. Da quando esiste la vita sulla Terra sappiamo che oltre alle forme di collaborazione esistono anche forme di competizione e di sfruttamento. Nella competizione i beni vengono usati da chi riesce a prenderli e mantenerli in suo possesso, quindi chi è più bravo ne avrà di più e gli altri ne avranno di meno o niente. Anche fra gli animali sociali, per loro natura collaborativi, troviamo varie forme di competizione, persino all’interno dei nuclei familiari: spesso i cuccioli si contendono il cibo, i bambini si contendono i giocattoli; i grandi si contendono il cibo, le femmine, il territorio, il rango sociale. Le stesse comunità entrano in competizione per il territorio od altre risorse economiche. Anche nelle antiche società tribali erano frequenti guerre fra tribù confinanti per contendersi i territori di caccia o altre risorse. Questi comportamenti li abbiamo ereditati dalla nostra storia evolutiva insieme alla nostra natura animale.
I meccanismi competitivi permettono in una comunità oppressa da una eccezionale carestia che alcuni si mantengano in buona salute e rimangano competitivi con le altre comunità o con le avversità dell’ambiente, mentre altri sono destinati invece a soccombere o comunque a rischiare di più degli altri. Se gradualmente la disponibilità dei beni aumenta, la competizione sarà meno intensa, se infatti ognuno riesce ad avere una parte sufficiente il risultato finale sarà simile a quello della condivisione. Non sempre però i nostri istinti sono in grado di autoregolarsi in base alla situazione e non è raro trovare meccanismi estremamente competitivi anche dove non sarebbe necessario.
Da notare che nella competizione alcuni vincono ed altri perdono, quindi risulta vantaggiosa solo per alcuni e dannosa per altri, quindi è intrinsecamente iniqua. Tuttavia la sua disparità dipende, caso per caso, dall’abbondanza delle risorse e dal livello più o meno esasperato con cui si manifesta. Se le risorse sono abbondanti e la differenza fra ciò che ottiene chi arriva primo e chi arriva ultimo è poca, allora possiamo dire che non vale la pena accanirsi più di tanto per vincere la gara, essendo minimo sia il danno per chi perde che il guadagno per chi vince. Nella situazione opposta, portata alle estreme conseguenze, troviamo invece che chi arriva ai primi posti sopravvive e chi arriva agli ultimi soccombe; il danno è gravissimo per alcuni come il guadagno è di inestimabile valore per altri: la competizione sarà elevatissima.

Sulla cresta dell'onda


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