Disegnare una home page per un sito Internet

giugno 30, 2011 in Informatica da Massimiliano E. Pellegrino

“La home page è il volto che l’azienda mostra al mondo” – afferma senza possibilità di smentita Jakob Nielsen. E questo assioma potrebbe essere ripetuto anche per i siti delle pubbliche amministrazioni, siti personali, siti di associazioni.

La home page di un sito Internet è il luogo in cui presentare le informazioni più importanti riguardo a prodotti, servizi, offerte speciali e ai contatti, fornendo al cliente accesso diretto a ciò di cui ha bisogno. Idealmente la home page dovrebbe riuscire a riflettere e bilanciare contemporaneamente gli obiettivi dell’azienda e le necessità degli utenti.

La funzione fondamentale di una home page di un sito web è fornire agli utenti il contenuto cercato. Se si tratta di un quotidiano la notizia in primo piano; se si tratta di un social network il pannello per l’iscrizione; se si tratta di un servizio il pannello per accedere a quel servizio e soddisfare un bisogno.

Nel disegnare una home page occorre fare i conti con un bene molto prezioso: lo spazio a disposizione. Si ha spesso la tentazione di mettere tutto in primo piano, riempire ogni singolo pixel dello schermo: presentazione, servizi, prodotti, contatti, immagini, tutto entra a far parte della prima pagina del sito. Ma questo va contro chi il sito Internet (e la sua home page) deve realmente utilizzarlo: l’utente del sito web. Continua a leggere questo articolo →

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

Emerius – Euro-Mediterranean Research Institute Upon Social Sciences

giugno 1, 2011 in Novità da Ofelon Sicilia

Il sito internet di Emerius, l’Euro-Mediterranean Research Institute Upon Social Sciences con sede a Roma, è a pochi passi dall’essere on-line. La lingua principale del sito, considerando le ampie collaborazioni estere, sarà l’inglese; tutto il materiale verrà comunque tradotto in italiano.

Di cosa si occupa Emerius? Teoria e pratica transnazionale sulle ultime frontiere di diversi campi di studi, tra i principali il marketing sociale (l’applicazione del marketing al fine di facilitare l’attuazione dei comportamenti più opportuni per il bene sociale), l’economia ecologica (campo interdisciplinare che studia l’interdipendenza e la coevoluzione delle economie umane e degli ecosistemi naturali), l‘analisi delle reti sociali (disciplina il cui presupposto fondante è che l’interazione di un individuo con un altro plasma e modifica il comportamento di entrambi), la biologia evolutiva dello sviluppo (settore della biologia che compara i processi di sviluppo di diversi organismi), l’antropologia sociale (campo di studio che analizza il modo in cui gli esseri umani contemporanei si comportano nei gruppi sociali), la psicologia cognitiva (scienza che esplora il modo in cui la gente percepisce, pensa, parla, e ricorda i problemi).

Emerius è quindi un punto di riferimento per lo studio e la pratica di politiche pubbliche e sociali efficacemente ed efficientemente rivolte al bene comune, oltre che di sistemi di e-learning e seminari rivolti al trasferimento, alla diffusione e alla condivisione del sapere.

Se desiderate maggiori informazioni su Emerius prima che il sito sia on-line, potete inviare un’email al seguente indirizzo: info@emerius.ofelon.org.

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

Permacultura: una risposta a come migliorare la qualità della vita

maggio 22, 2011 in Ambiente, Economia, I consigli dell'anello da Lof der Zotheid

Volendo scrivere un articolo sulla permacultura ho pensato di partire dalla definizione, cercandola in quello che è probabilmente il più famoso dizionario: il Treccani. Immaginate la mia sorpresa nello scoprire che la versione on-line non ha una voce sull’argomento! Se per caso trovate una definizione in un altro dizionario italiano postatela pure nei commenti. L’aspetto positivo è che tale assenza aggiunge un alone di mistero a quest’idea, o forse magia, denominata permacultura, praticata da un numero sempre crescente di organizzazioni, professionisti e gente comune in tutto il mondo. Perché? Proviamo a sbirciare oltre il velo.

Permacultura è una parola formata dalla fusione di due concetti inglesi: permanent agriculture (agricoltura permanente) e permanent culture (cultura permanente). Permacultura, letteralmente, significa quindi “coltura e cultura permanente”. Il principio dell’agricoltura permanente, cioè sostenibile indefinitamente, nasce agli inizi del ’900, circa 50 anni dopo la nascita del termine ‘ecologia’, come teoria agro-ecologica, cioè da principi ecologici (che pongono l’accento sulle strette relazioni fra gli organismi viventi e i loro ambienti) applicati alla produzione alimentare; questo in un periodo, ricordiamo, in cui l’industria già iniziava a mostrare l’altra faccia della medaglia, quella legata allo sfruttamento dell’ambiente in modo intensivo ed indiscriminato.

Furono gli australiani Bill Mollison e David Holmgren, negli anni ’70, a dare alla permacultura il suo aspetto scientifico anche grazie alla pubblicazione del libro Permaculture One nel 1979. Oggi, dopo quasi 40 anni dalla dalla sua origine, possiamo distinguere due forme di permacultura: la permacultura originale ha come obiettivo la realizzazione di sistemi di agricoltura permanente replicando e adattando gli esempi offerti dalla natura,  dove l’aspetto culturale consiste in una continua osservazione della natura e nella ricerca delle soluzioni ottimali che l’evoluzione ha trovato in modo da applicarle in modo sinergico assemblando fra di loro i vari elementi in modo che i prodotti di un elemento soddisfino i  bisogni di un altro elemento, minimizzando gli sprechi e riducendo la domanda di lavoro umano ed energia, arrivando in questo modo a realizzare sistemi culturali convenzionali od innovativi ad elevata produttività nel pieno rispetto della natura e della salute umana. Esiste poi una permacultura di design, il cui obiettivo è la realizzazione di interi habitat umani permanentemente sostenibili che rispettano i principi ecologici. Quest’ultimo filone permette l’applicazione della permacultura anche a delle realtà non nate direttamente secondo tale filosofia, quali le nostre città, oltre che nella progettazione o riadattamento di singole unità abitative, alberghi e resort turistici, rispettosi dell’ambiente anche grazie all’adozione di fonti di energia non fossili, al riuso e al riciclo.

L’aspetto culturale, in entrambe le forme, è fondamentale perché l’approccio della permacultura è multidisciplinare e come tale necessita di un costante studio, che parte dall’osservazione della natura, unito alla pratica. È comunque importante notare che non è necessario avere terreni o comunque ampi spazi  per mettere in pratica la permacultura: basta anche un balcone e il desiderio di migliorare l’ambiente in cui viviamo.

I principi guida della permacultura, condivisi dai movimenti ecologisti, di transizione e di decrescita, sono tre:
- l’attenzione verso il nostro pianeta: la Terra è sorgente di vita, vita di cui noi
facciamo parte insieme ad altre forme con cui condividiamo il pianeta; ciò comporta l’allontanamento da sistemi di agricoltura ed allevamento non rispettosi della natura nel suo complesso e della singola pianta o animale, che sono causa sia di problemi interni all’aspetto produttivo (malattie a piante ed animali, erosione del suolo, riduzione di lungo termine della produzione, ecc.) sia esterni (inquinamento da fertilizzanti, malattie all’uomo derivanti dai metodi di allevamento usato, riduzione della biodiversità, ecc.);
- l’attenzione verso le persone: è necessario aiutarci e supportarci reciprocamente al fine di cambiare il nostro modo di vivere verso forme che non facciano del male a noi stessi e al nostro pianeta, favorendo la nascita e lo sviluppo di società sane;
- porre un limite ai consumi: assicurare che le risorse esauribili siano usate in modo equo e saggio, facendo quindi sempre più ricorso a risorse non esauribili, comunque nel rispetto dell’ambiente visto come un sistema complesso in cui i vari elementi interagiscono.
Tali principi si sono quindi evoluti in una visione olistica, quindi di insieme, della vita, che ha condotto a definire degli strumenti utilizzabili per ogni tipo di decisione:
- guardare ad ogni sistema o problema nella sua interezza;
- comprendere come le parti principali dei sistemi interagiscono;
- pianificare i metodi per trovare dei rimedi ai sistemi che non funzionano nel modo migliore (quindi le soluzioni ai problemi) applicando ad essi delle idee mutuate da sistemi sostenibili che funzionano nel lungo termine.

In pratica, chi applica la permacultura a livello della produzione agricola ne ottiene benefici diretti sia in termini di riduzione dei costi e degli sprechi che dell’incremento della qualità del cibo, cosa che comporta minori malattie quindi una maggiore salute, e benefici indiretti in relazione alla preservazione dell’ambiente; la permacultura trova altresì un’importante applicazione anche nella ricostruzione dell’habitat per renderlo a misura più naturalmente umana così come nell’utilizzo del nostro tempo, in modo da migliorare la qualità della vita.

Giorgio Di Marzo
Dottore in Economia e Commercio
Master in International Business and Public policies

Principali fonti e testi per approfondimenti:
Permaculture One: A Perennial Agriculture for Human Settlements, di Bill Mollison e David Holmgren (1979, in inglese)
Permaculture Two: Practical Design for Town and Country in Permanent
Agriculture, di Bill Mollison (1981, in inglese)
Permaculture in a Nutshell, di Patrick Whitefield (1993, in inglese)
Permacoltura. Un’Agricoltura Perenne per gli Insediamenti Umani (1992),
traduzione del libro Permaculture One
Introduzione alla permacultura, di Bill Mollison e Reny Mia Slay (2007)

In Internet:
www.permacultura.it (sito sulla permacultura in italiano)
www.permaculture.org (sito sulla permacultura in inglese)
www.permaculturaitalia.com/index.php?
option=com_content&view=article&id=71%3Ainterview-with-bill-

mollison&catid=41%3Apermacultura&lang=it

(intervista a Bill Mollison tradotta in italiano)
it.wikipedia.org/wiki/Permacultura (pagina di Wikipedia Italia sulla permacultura)

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

Accise per tutti

maggio 9, 2011 in Economia da Giacinto Sabellotti

Le accise sono imposte indirette  che colpiscono determinate produzioni di beni di largo consumo quali i carburanti, gli alcolici e i tabacchi. Si calcolano in percentuale sull’unità di misura del prodotto e non sul valore dello stesso al momento della vendita, rimanendo quindi stabili al variare del prezzo di mercato. Per esempio l’accisa sulla benzina e sugli alcolici si applica sui litri prodotti, quella sull’energia elettrica si basa sui kWh, mentre l’accisa sulle sigarette si riferisce ai chili convenzionali (mille pezzi).
Essendo un’imposta inclusa nel prezzo dei prodotti, non viene avvertita dai contribuenti nonostante la sua onerosità; essendo riferita a beni di largo consumo produce un elevato gettito fiscale quotidiano all’Erario. Viene pertanto usata anche in interventi di prelievo fiscale straordinario per far fronte a delle emergenze impreviste per poi essere spesso “dimenticata” nel prezzo ad emergenza cessata. Si tratta dunque di un’imposta “comoda”, “veloce” e “indolore”.

Può essere allora utile conoscere per esempio l’incidenza delle accise sulla benzina:
su un litro con un prezzo di euro 1,46 si scoprirà che le accise ammontano ad euro 0,56, che l’IVA si attesta ad euro 0,24 e che il costo del carburante (comprensivo della materia prima, della raffinazione, dello stoccaggio, della distribuzione, nonché dei margini di profitto degli imprenditori che operano nelle varie fasi) è di soli euro 0,66. Ciò significa che il carico fiscale complessivo è pari al 55,11% del prezzo al pubblico ed ammonta al 121,21% rispetto al vero prezzo del carburante. È da notare come l’IVA al 20% sia calcolata non sul valore del prodotto pari ad euro 0,66, ma su tale valore sommato all’accisa per complessivi euro 1,22 quindi creando un’evidente (ma solo dopo aver letto questo articolo) duplicazione di imposta, nel senso che ci troviamo a pagare un’imposta definita IVA calcolata su un’altra imposta denominata accisa.

Un’altra informazione rilevante è che il 44,64% delle suddette accise, quindi euro 0,25 per ogni litro di benzina, sono costituite da accise straordinarie, quelle cioè introdotte per far fronte a delle emergenze. Quali mai saranno queste emergenze che contribuiamo a risanare ogni giorno del 2011 acquistando della benzina? Ecco il dettaglio:

  • il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004
  • la missione militare in Bosnia del 1996
  • la missione militare in Libano del 1983
  • il terremoto in Irpinia del 1980
  • il terremoto del Friuli del 1976
  • il terremoto del Belice del 1968
  • l’alluvione di Firenze del 1966
  • il disastro del Vajont del 1963
  • la crisi di Suez del 1956
  • la guerra in Abissinia del 1935

A questo punto bisogna sapere che ogni giorno in Italia sono acquistati oltre 100 milioni di litri di benzina, ciò significa che ogni giorno il fisco incassa almeno 54 milioni di euro di  imposte sulla benzina di cui 30 milioni di euro (0,25 + IVA 20%) appositamente per far fronte alle sopra elencate emergenze.

Analoga situazione si rileva con riguardo al gasolio per auto (prezzo al litro euro 1,34, di cui carico fiscale euro 0,65, pari al 48,50% del prezzo al pubblico e al 94,20% rispetto al prezzo del carburante), con riferimento al GPL (prezzo al litro euro 0,79, di cui carico fiscale euro 0,26, pari al 32,91% del prezzo al pubblico e al 49,05% rispetto al prezzo del carburante) e rispetto al gasolio per riscaldamento (prezzo al litro euro 1,27, di cui carico fiscale euro 0,62, pari al 48,81% del prezzo al pubblico e al 95,38% rispetto al prezzo del carburante).

Per quanto riguarda le accise sui tabacchi si può sinteticamente riassumere che il carico fiscale (accise e IVA) costituisce circa il 75% del prezzo al pubblico delle sigarette, quindi rappresenta il 300% del vero prezzo delle stesse; alcuni Stati giustificano l’elevato carico di accise sulle sigarette (che essi stessi commercializzano in regime di monopolio) con una sana politica a favore della salute, volendo dissuadere dal consumo con un incremento del prezzo. Nei fatti tali politiche riescono solo ad incentivare il contrabbando.

Non si tratta di un fenomeno esclusivamente italiano: l’Unione Europea in tema di accise, invece di arginare la loro imposizione soprattutto con riferimento ad emergenze concluse da decenni, si è recentemente preoccupata di regolamentarne l’applicazione nei Paesi membri affinché i cittadini europei continuino a pagare queste onerose imposte ma tutti nella stessa misura… in nome dell’appartenenza all’Unione!

Giacinto Sabellotti
Dottore Commercialista e Revisore Contabile
con studio in Roma

Dati tratti dalle seguenti fonti:
Ministero dello Sviluppo Economico, dati aggiornati al 31/01/2011
Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, dati aggiornati al 31/01/2011
Il Sole 24 Ore del 07/04/2010

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

I consigli dell’anello

maggio 4, 2011 in I consigli dell'anello da Giacinto Sabellotti

Sappiamo bene che nella vita è importante essere informati; eppure, i mass media non sono sempre attendibili così come a volte abbiamo difficoltà a distinguere le informazioni utili sia da quelle che tali non sono, sia dalla propaganda, perché ci manca la cultura di base necessaria. D’altra parte non è possibile sapere tutto in ogni campo e  non vi è modo né tempo per ricercare e controllare in dettaglio le informazioni che ci servono. Cosa fare, allora? Possiamo cercare delle persone fidate nell’ambito delle nostre amicizie che ci possano informare e consigliare: scopriremo così che ognuna di queste persone ha capacità e conoscenze specifiche derivanti dal particolare lavoro, dai titoli di studio o dall’interesse personale in una materia, quindi sono in grado di fornire informazioni utili nonché assistenza culturale in uno o più settori. Abbiamo quindi pensato di riunire coloro che necessitano di informazioni e coloro che possono fornirle in un anello immaginario nel quale tutti noi potremo partecipare sia per fornire che per cercare informazioni; un cerchio unito da un legame di mutua assistenza culturale ed informativa, un anello che è anche la base del sistema corallo, cioè del sistema di gestione culturale collettivo concepito nel Villaggio di Ofelon per raccogliere il contributo di esperti di determinati argomenti, anche di grandi numeri di persone, così da diffonderlo a tutti coloro che ne necessitano.
In questa sezione mostriamo quindi un semplice esempio di come, aiutandosi fra amici, si può fare del bene a sé stessi e agli altri.

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

La biblioteca del villaggio

gennaio 13, 2011 in Novità da Giacinto Sabellotti

E’ stata varata una nuova sezione del sito definita “La biblioteca del villaggio” per   segnalare, con apposite recensioni, dei testi su cui approfondire i temi trattati su questo sito di condivisione e gestione culturale.
Si tratta di libri che spaziano in varie materie, dalla genetica alla sociologia, dalla psicologia all’economia, dall’etologia alla politica, certi che la complessità dell’ambiente in cui viviamo necessiti di diversi adattamenti culturali. Tali adattamenti, per risultare efficaci devono portare alla soluzione di problemi concreti, senza dimenticare che le soluzioni a loro volta presuppongono un’esatta focalizzazione dei problemi stessi mediante un approccio di tipo multidisciplinare.
In particolare, la soluzione dei quattro problemi radice dell’ignoranza, della disinformazione, della frammentazione sociale e dell’assenza di democrazia parte da una maggiore consapevolezza, ma questa presuppone migliori informazioni e in un mondo bombardato da quantità enormi di notizie spesso inutili o contraddittorie spacciate per informazioni, è importante imparare ad orientarsi selezionando con attenzione le vere informazioni anche in base alle fonti.
Le brevi recensioni ai singoli testi  evidenziano quali contenuti in particolare si ritengono importanti, in modo da fornire delle indicazioni utili nella scelta di lettura, ma vi invitiamo poi ad aggiungere anche dei  rating e soprattutto dei vostri commenti e dei confronti fra le rispettive considerazioni, così da arricchire il tutto in base ai principi di partecipazione e condivisione che ispirano il villaggio di Ofelon.
Naturalmente sono gradite anche segnalazioni di altri testi in tema che si ritengano utili per l’approfondimento, meglio se accompagnate da delle vostre considerazioni sui concetti che considerate di maggior rilievo, e infine vi invitiamo a  partecipare a tale divulgazione culturale mediante un piccolo passo: la condivisione dei link ai testi preferiti attraverso i social network, condivisione che viene facilitata dall’apposita barra in calce ad ogni articolo.

Facciamo crescere insieme questa biblioteca!

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

Un benvenuto all’Ass.i.a.s.o.!

maggio 22, 2010 in Novità da Giacinto Sabellotti

Ofelon Network è onorato di ospitare i gruppi della neocostituita Associazione Italiana Assistenti Studi Odontoiatrici.  L’associazione persegue i seguenti fini:
- ottenere il riconoscimento giuridico della figura professionale di assistente degli studi odontoiatrici
- partecipare alle trattative per la stipula degli accordi di categoria
- promuovere gli aggiornamenti professionali degli assistenti
- offrire agli iscritti tutela legale, sindacale e del lavoro, assistenziale e previdenziale
- organizzare eventi a carattere formativo, scientifico e culturale
- promuovere la condivisione e la partecipazione attiva alla vita associativa anche mediante questo network in cui ogni assistente potrà personalizzare il proprio profilo con le proprie esperienze professionali, interagire con i colleghi mediante mail private e forum pubblici, pubblicare documenti in diversi formati, inclusi i video e le presentazioni. Con tali strumenti, che nel prossimo futuro saranno ulteriormente potenziati, gli assistenti potranno presentare le proprie proposte e vederle valorizzate dai propri colleghi fino alla loro concreta realizzazione. Registratevi e dite la vostra!

 Gruppo riservato agli iscritti per partecipare attivamente all’associazione


Gruppo ad accesso libero per familiarizzare con il network

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

Condivisione e partecipazione, presente o futuro?

maggio 16, 2010 in Novità da Giacinto Sabellotti

Quando si parla di condivisione e partecipazione si pensa subito alle associazioni di volontariato, ai circoli culturali, insomma al mondo del no profit. Oggi grazie ad internet si può partecipare a creare nuove conoscenze e condividerle nel mondo con una semplicità inaudita fino a pochi anni fa, ma chi penserebbe che si tratta di concetti che possono essere applicati anche nel business? Nel mondo lavorativo siamo stati educati a ben altre parole, soprattutto gerarchia e controllo, e pensare a organizzazioni differenti sembra quantomeno futuristico se non utopico.
Bisogna invece sapere che pachidermi industriali come Boeing, BMW e Lego, tanto per citarne alcuni, hanno già iniziato una simile riconversione dei propri assetti organizzativi.  Volendo parlare della Boeing, un moderno aereo è un mucchio di pezzi che volano tutti insieme in stretta formazione, pezzi forniti da centinaia di aziende diverse e assemblati non dalla Boeing, ma da una sorta di catena di montaggio globale che si avvale di una gigantesca quanto formidabile struttura collaborativa. Alle vecchie logiche gerarchiche fra produttori e fornitori, alle vecchie strategie di fusioni e acquisizioni, si sceglie sempre più un assetto di partnership in cui condividere costi e rischi dei grandi progetti collaborando su ogni fronte. Le aziende leader si occupano sempre meno della produzione per concentrarsi sulla progettazione dei sistemi e sull’organizzazione della collaborazione. La Boeing si è resa conto che il processo produttivo è molto più efficace quando le persone che realizzano i pezzi si occupano anche degli aspetti ingegneristici ed ecco che si è creata una grande sfida sia da un punto di vista tecnologico che umano.  Le varie componenti vengono progettate, realizzate, testate ed assemblate in sinergica autonomia in decine di Paesi diversi sparsi per il mondo con un network collaborativo senza precedenti che ha portato, tra l’altro, a ridurre i tempi di assemblaggio finale dell’aereo dai 17 giorni del 777 ai tre giorni del 787.
Condivisione e partecipazione allora non sono termini per sognatori, né termini del domani, sono termini attualissimi già applicati anche nel mondo del lavoro, concetti che devono assolutamente far parte della nostra cultura di base per rimanere sulla cresta dell’onda con comune soddisfazione. Che aspettiamo?

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

L’energia sprecata.

aprile 24, 2010 in Novità da Giacinto Sabellotti

Viviamo in un mondo in cui possiamo disporre di una quantità e qualità formidabile di fonti di energia. Ce ne sarebbe a sufficienza per vivere tutti meglio e lavorando pochissimo, invece? Invece siamo tutti stressati a rincorrere un modello di società sempre più veloce e bisognoso di energia, consumiamo energia per attività che portano di gran lunga più effetti negativi che positivi, insomma sprechiamo colpevolmente quantità incalcolabili di risorse energetiche. Eppure non è questo il più grande spreco di risorse a cui assistiamo quotidianamente,  le maggiori risorse che incredibilmente dilapidiamo sono quelle culturali.  La cultura, in particolare la cultura cumulativa di cui possiamo avvantaggiarci dall’invenzione della scrittura, è senz’altro la nostra risorsa principale e mai nella storia abbiamo avuto a disposizione un così alto numero di laureati, diplomati e in genere di alfabetizzati i quali, solo un secolo fa, erano una minoranza. Avere maggiori e diffuse conoscenze significa poter disporre di maggiori e diversificati strumenti per risolvere i problemi e un numero crescente di problemi risolti dovrebbe essere direttamente proporzionale al miglioramento della qualità della vita. Purtroppo invece la qualità della vita è generalmente in caduta libera e ciò è indice che tali eccezionali risorse culturali vengono colpevolmente sprecate per mancanza dei giusti modelli organizzativi. Coloro che cercano di colmare questa lacuna tentano di organizzarsi in associazioni, movimenti, comitati di vario genere che spesso però incontrano grandi difficoltà a gestire in modo fluido le proprie attività, a farsi conoscere e a condividere le proprie conoscenze ed esperienze.  Questo nuovo network è stato creato nell’intento di dare un contributo a tali associazioni per svolgere più proficuamente le rispettive attività e dare loro lo spunto per una nuova sinergia, siete i benvenuti!

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

Il nostro social network!

marzo 26, 2010 in Novità da Giacinto Sabellotti

Basandoci sui concetti di partecipazione e condivisione, riteniamo il social network  un formidabile strumento per iniziare il nostro percorso verso gli obiettivi evidenziati nel libro e nel blook “A piccoli passi“, in poche parole azioni condivise con altri, singoli e associazioni, finalizzate al miglioramento della nostra vita. Un social network permette infatti di conoscere nuove persone, creare con esse dei gruppi tematici, scambiare informazioni, apprendere nuovi concetti, consente insomma di imparare ad autogestire la propria formazione e il proprio percorso insieme alle persone che abbiamo scelto, con le quali abbiamo un obiettivo comune, e con esse realizzare l’obiettivo.
Ecco allora il nostro social network, inserito nel più ampio progetto Ofelon, per cominciare a divertirci insieme sempre secondo la filosofia dei piccoli passi, ricordando che i piccoli passi non è detto che non siano molto veloci…
E se volete fare il primo passo velocemente dovete semplicemente loggarvi con il vostro account Facebook!

Condividi:

  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn
  • MySpace
  • email
  • Print

Facebook login by WP-FB-AutoConnect