Volendo scrivere un articolo sulla permacultura ho pensato di partire dalla definizione, cercandola in quello che è probabilmente il più famoso dizionario: il Treccani. Immaginate la mia sorpresa nello scoprire che la versione on-line non ha una voce sull’argomento! Se per caso trovate una definizione in un altro dizionario italiano postatela pure nei commenti. L’aspetto positivo è che tale assenza aggiunge un alone di mistero a quest’idea, o forse magia, denominata permacultura, praticata da un numero sempre crescente di organizzazioni, professionisti e gente comune in tutto il mondo. Perché? Proviamo a sbirciare oltre il velo.
Permacultura è una parola formata dalla fusione di due concetti inglesi: permanent agriculture (agricoltura permanente) e permanent culture (cultura permanente). Permacultura, letteralmente, significa quindi “coltura e cultura permanente”. Il principio dell’agricoltura permanente, cioè sostenibile indefinitamente, nasce agli inizi del ’900, circa 50 anni dopo la nascita del termine ‘ecologia’, come teoria agro-ecologica, cioè da principi ecologici (che pongono l’accento sulle strette relazioni fra gli organismi viventi e i loro ambienti) applicati alla produzione alimentare; questo in un periodo, ricordiamo, in cui l’industria già iniziava a mostrare l’altra faccia della medaglia, quella legata allo sfruttamento dell’ambiente in modo intensivo ed indiscriminato.
Furono gli australiani Bill Mollison e David Holmgren, negli anni ’70, a dare alla permacultura il suo aspetto scientifico anche grazie alla pubblicazione del libro Permaculture One nel 1979. Oggi, dopo quasi 40 anni dalla dalla sua origine, possiamo distinguere due forme di permacultura: la permacultura originale ha come obiettivo la realizzazione di sistemi di agricoltura permanente replicando e adattando gli esempi offerti dalla natura, dove l’aspetto culturale consiste in una continua osservazione della natura e nella ricerca delle soluzioni ottimali che l’evoluzione ha trovato in modo da applicarle in modo sinergico assemblando fra di loro i vari elementi in modo che i prodotti di un elemento soddisfino i bisogni di un altro elemento, minimizzando gli sprechi e riducendo la domanda di lavoro umano ed energia, arrivando in questo modo a realizzare sistemi culturali convenzionali od innovativi ad elevata produttività nel pieno rispetto della natura e della salute umana. Esiste poi una permacultura di design, il cui obiettivo è la realizzazione di interi habitat umani permanentemente sostenibili che rispettano i principi ecologici. Quest’ultimo filone permette l’applicazione della permacultura anche a delle realtà non nate direttamente secondo tale filosofia, quali le nostre città, oltre che nella progettazione o riadattamento di singole unità abitative, alberghi e resort turistici, rispettosi dell’ambiente anche grazie all’adozione di fonti di energia non fossili, al riuso e al riciclo.
L’aspetto culturale, in entrambe le forme, è fondamentale perché l’approccio della permacultura è multidisciplinare e come tale necessita di un costante studio, che parte dall’osservazione della natura, unito alla pratica. È comunque importante notare che non è necessario avere terreni o comunque ampi spazi per mettere in pratica la permacultura: basta anche un balcone e il desiderio di migliorare l’ambiente in cui viviamo.
I principi guida della permacultura, condivisi dai movimenti ecologisti, di transizione e di decrescita, sono tre:
- l’attenzione verso il nostro pianeta: la Terra è sorgente di vita, vita di cui noi
facciamo parte insieme ad altre forme con cui condividiamo il pianeta; ciò comporta l’allontanamento da sistemi di agricoltura ed allevamento non rispettosi della natura nel suo complesso e della singola pianta o animale, che sono causa sia di problemi interni all’aspetto produttivo (malattie a piante ed animali, erosione del suolo, riduzione di lungo termine della produzione, ecc.) sia esterni (inquinamento da fertilizzanti, malattie all’uomo derivanti dai metodi di allevamento usato, riduzione della biodiversità, ecc.);
- l’attenzione verso le persone: è necessario aiutarci e supportarci reciprocamente al fine di cambiare il nostro modo di vivere verso forme che non facciano del male a noi stessi e al nostro pianeta, favorendo la nascita e lo sviluppo di società sane;
- porre un limite ai consumi: assicurare che le risorse esauribili siano usate in modo equo e saggio, facendo quindi sempre più ricorso a risorse non esauribili, comunque nel rispetto dell’ambiente visto come un sistema complesso in cui i vari elementi interagiscono.
Tali principi si sono quindi evoluti in una visione olistica, quindi di insieme, della vita, che ha condotto a definire degli strumenti utilizzabili per ogni tipo di decisione:
- guardare ad ogni sistema o problema nella sua interezza;
- comprendere come le parti principali dei sistemi interagiscono;
- pianificare i metodi per trovare dei rimedi ai sistemi che non funzionano nel modo migliore (quindi le soluzioni ai problemi) applicando ad essi delle idee mutuate da sistemi sostenibili che funzionano nel lungo termine.
In pratica, chi applica la permacultura a livello della produzione agricola ne ottiene benefici diretti sia in termini di riduzione dei costi e degli sprechi che dell’incremento della qualità del cibo, cosa che comporta minori malattie quindi una maggiore salute, e benefici indiretti in relazione alla preservazione dell’ambiente; la permacultura trova altresì un’importante applicazione anche nella ricostruzione dell’habitat per renderlo a misura più naturalmente umana così come nell’utilizzo del nostro tempo, in modo da migliorare la qualità della vita.
Giorgio Di Marzo
Dottore in Economia e Commercio
Master in International Business and Public policies
Principali fonti e testi per approfondimenti:
Permaculture One: A Perennial Agriculture for Human Settlements, di Bill Mollison e David Holmgren (1979, in inglese)
Permaculture Two: Practical Design for Town and Country in Permanent
Agriculture, di Bill Mollison (1981, in inglese)
Permaculture in a Nutshell, di Patrick Whitefield (1993, in inglese)
Permacoltura. Un’Agricoltura Perenne per gli Insediamenti Umani (1992),
traduzione del libro Permaculture One
Introduzione alla permacultura, di Bill Mollison e Reny Mia Slay (2007)
In Internet:
www.permacultura.it (sito sulla permacultura in italiano)
www.permaculture.org (sito sulla permacultura in inglese)
www.permaculturaitalia.com/index.php?
option=com_content&view=article&id=71%3Ainterview-with-bill-
mollison&catid=41%3Apermacultura&lang=it
(intervista a Bill Mollison tradotta in italiano)
it.wikipedia.org/wiki/Permacultura (pagina di Wikipedia Italia sulla permacultura)
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